L'etica della comprensione

In questo periodo di particolare precarietà esistenziale ci auguriamo una più autentica comprensione delle relazioni e vi proponiamo questa breve lettura tratta dal libro I sette saperi necessari all’educazione del futuro di Edgar Morin, Raffaello Cortina Editore, 2001. L’etica della comprensione è un’arte di vivere che richiede innanzitutto di comprendere in modo disinteressato. Essa richiede di argomentare, di reputare anziché scomunicare e anatemizzare. La comprensione non scusa né accusa: ci richiede di evitare la condanna perentoria, irrimediabile, come se noi stessi non avessimo mai conosciuto il cedimento né mai commesso errori. Se sappiamo comprendere prima di condannare, saremo sulla via dell’umanizzazione delle relazioni umane. Ciò che favorisce la comprensione è il «ben pensare» ossia il modo di pensare che permette di apprendere il complesso. Ci permette di comprendere le condizioni oggettive e soggettive del comportamento umano. Anche l’introspezione favorisce la comprensione. Necessaria è la pratica dell’autoesame permanente, poiché la comprensione delle nostre debolezze o mancanze è la via per la comprensione di quelle altrui. Se scopriamo che siamo tutti esseri fallibili, fragili, insufficienti, allora possiamo scoprire di avere tutti un reciproco bisogno di comprensione. Dobbiamo connettere l’etica della comprensione fra persone con l’etica dell’era planetaria, che richiede di mondializzare la comprensione. La mondializzazione al servizio del genere umano è quella della comprensione. Comprensione è anche continuamente apprendere e ri-apprendere. La comprensione è nello stesso tempo mezzo e fine della comunicazione umana. Non può esservi progresso nelle relazioni fra individui, fra nazioni, fra culture, senza reciproche comprensioni.