La centralità del lavoro

Brano tratto da:
Meglio artigiano che disoccupato?

A cura di Gianni Ghisla
Editore Casagrande – 2013

Dunque, siamo oggi eredi di diverse concezioni del lavoro, storiche e disciplinari, la cui complessa sovrapposizione non permette sempre e chiaramente di identificare le relative matrici storico-culturali. Nonostante ciò, uno degli elementi attorno ai quali pare esserci una vivace discussione è quello della centralità del lavoro stesso nella vita degli individui; che rimanda al dibattito sul fondamento lavorativo dell’esistenza umana: l’uomo nasce con il lavoro? Quest’ultimo rappresenta una caratteristica antropologica e dunque distintiva del genere umano? Oppure sono di volta in volta le condizioni socio-culturali che ne definiscono la centralità e la rilevanza nella vita umana? Quale centralità assume, oggi, il lavoro nella vita dei soggetti?

(…) Come dice Accornero (2000), “nel momento in cui (il lavoro) non si trova più, il lavoro torna a valere. Mentre si scredita perché vengono meno le certezze che dava, si rivaluta perché ce n’è poco e perché vivere senza non è poi così facile”.