L’UMORISMO: una cosa seria

logorubricaOggi più che mai, c’è bisogno di umorismo genuino, utile e spirituale, svincolato da esigenze esibizionistiche o competitive. Un umorismo che nasca e viva nella quotidianità per gestire le relazioni, superare i limiti, coltivare tolleranza e solidarietà e stimolare il pensiero creativo.

L’umorismo va distinto dall’ironia, quando si fa dell’ironia si ride degli altri, quando si fa dell’umorismo si ride con gli altri.

Che cosa è l’umorismo lo spiega bene Rino Cerritelli  autore del libro “La terapia dell’umorismo”, Carocci editore, da cui ho tratto molti passi di questo breve articolo. L’autore da anni insegna tecniche teatrali e meccanismi umoristici applicati in modo innovativo al di fuori dal mondo dello spettacolo, con il fine di migliorare le relazioni sociali.

Una lettura interessante anche se qualcuno potrebbe pensare che oggi c’è poco da ridere.

O. Wilde ha scritto: “La vita è troppo seria per essere presa seriamente”.

Come ci suggeriscono molti scrittori, filosofi e ricercatori, chi impara a usare bene l’umorismo è capace anche di andare oltre quello stadio sociale ed etico dell’uomo che, attraverso norme e valori, regolamenta la sua vita, e , mettendo da parte le certezze del vivere contempoaraneo, di indagare sul senso dell’esistenza e sul passaggio della vita sulla Terra.

Per Luigi Pirandello, l’umorismo è una risorsa fondamentale che ci permette di afferrare il senso assurdo delle cose, senza perdere la nostra sensibilità umana.

Per Sigmund Freud l’umorismo è una potente arma di difesa tra le più eccelse perché, contrariamente alle altre, garantisce la salute psichica esaltando la ricerca del piacere.

Per Arthur Schopenhauer il riso autentico è quello del filosofo che riscontra l’assurdità della vita se paragonata alla volontà di esistere e quindi che evidenzia il conflitto tra la propensione a vivere e le illusorie giustificazioni che adottiamo per motivare l’esistenza.

Per Friedrich Nietzsche l’umorismo va al di là del bene e del male, non è né ottimistico né pessimistico ed è in grado di purificare tutto ciò che tocca. Questo però può accadere solo a patto che ci permetta di prendere consapevolezza della nostra vera condizione umana e di sopportarne le conseguenze.

Tutti nasciamo comici, nel senso che tutti siamo imperfetti, difettosi, goffi, impacciati. La nostra esistenza è costellata da innumerevoli prove per adattarci alla realtà che ci circonda. L’apprendimento per noi è un percorso obbligato: fin da piccoli siamo costretti a doverci confrontare con compiti sempre nuovi, difficili e complessi. E nell’affrontarli commettiamo sbagli, cadiamo in equivoci, facciamo passi falsi. Quando quesi errori non diventano troppo tragici per l’entità delle loro conseguenze spesso suscitano il riso.

Il riso sottolinea la differenza tra ciò che è normale, corretto, giusto, e ciò che è difforme, impreciso, distorto. Il riso è lo spartiacque tra l’aspirazione dell’uomo a essere perfetto e la realtà imperfetta del suo divenire.

Giorgio Gaber nella sua canzone Il Presente, così concludeva: “Ma attenzione, perché, tra l’avere la sensazione che il mondo sia una cosa poco seria e il muovercisi dentro, perfettamente a proprio agio, esiste la stessa differenza che c’è tra l’avere il senso del comico e essere ridicoli”.

 

Paolo Cicale

Consulente CFP – Progetto Mosaico