Una strategia per la formazione continua che mobiliti le imprese

di Meinrado Robbiani 

Dove va il mondo del lavoro? Quale destino attende l’occupazione? Attorno a questi interrogativi si intrecciano opinioni differenziate, persino nettamente contrapposte. Per taluni, l’impatto della rivoluzione digitale e dell’automazione vanno disegnando sbocchi devastanti, che lasceranno sul campo numerose attività e posti di lavoro. Per altri confluirà al contrario su potenzialità inedite pur passando attraverso sussulti anche ruvidi. Al di là del confronto più che mai aperto tra chi delinea orizzonti allarmanti e chi tratteggia sviluppi più rassicuranti, perlomeno una costatazione trova tutti concordi: il mondo del lavoro, trainato dalla febbrile evoluzione tecnologica e dai progressi dell’intelligenza artificiale, sarà scosso da un cambiamento accelerato e ancora più radicale di quello che andiamo sperimentando da un paio di decenni.

Un apprendistato perenne
Se questo è il futuro che si profila per il mondo del lavoro, chi vi è attivo necessiterà di conoscenze e competenze da rivedere e consolidare senza sosta. Impossibile altrimenti tenere il passo con le trasformazioni tecnologiche e del lavoro. Questa consapevolezza si traduce nel principio ormai incontestato di una formazione che accompagni il lavoratore e la lavoratrice lungo tutto l’arco della vita. Si tratta di acquisire sempre nuove conoscenze teoriche e di alimentare quelle capacità pratiche che soprattutto l’esercizio dell’attività professionale consente di distillare. Occorre anche sviluppare competenze trasversali e attitudini personali che aiutino a padroneggiare il cambiamento e l’imprevisto. Pur senza ignorare i limiti di un simile parallelismo, si può intravvedere una sorta di dilatazione dell’apprendistato duale (insegnamento teorico e attività nell’impresa) sull’intero arco della vita professionale.
La formazione continua oltrepassa evidentemente gli argini della vita lavorativa ma è lì che ha un carattere più cruciale. Consente di stare a galla tra i flutti dell’evoluzione tecnologica, di tutelare l’occupazione e di garantire condizioni di riuscita alle imprese con conseguente benessere per la popolazione.

Dalle enunciazioni ai fatti
Se si intendono evitare affermazioni puramente rituali, è indispensabile passare senza indugi ad un’organizzazione del lavoro che integri in modo tangibile e organico la formazione continua. Guardando alla realtà del nostro territorio, non mancano premesse favorevoli. Si pensi alla nutrita presenza di enti di formazione e all’attività fruttuosa della Conferenza della Svizzera italiana per la formazione continua che li rappresenta; all’impegno delle scuole professionali e universitarie sul versante del perfezionamento e della formazione continua; a quanto già fanno aziende esemplari e alcune categorie professionali o comunità contrattuali. Né può essere scordato il ruolo prezioso e trainante svolto dallo Stato per il tramite della Divisione della formazione professionale. Le condizioni sono cioè favorevoli.
Una strategia vincente di formazione continua è tuttavia inscindibile dalla mobilitazione dei suoi soggetti primordiali: chi lavora e le imprese. Uno sguardo a queste due componenti, che sono alla radice di qualsiasi politica di formazione continua, lascia intravvedere chiazze estese di fragilità. È perciò su questo terreno che occorre seminare con sollecitudine e intensità.

Coinvolgere e motivare chi lavora
Tra chi lavora deve potersi diffondere ancora più capillarmente la consapevolezza del valore decisivo della formazione continua. La partecipazione a occasioni di formazione, aggiornamento e perfezionamento è andata intensificandosi in modo rallegrante. Sussistono tuttavia vuoti e ritardi che vanno colmati. Ne sono testimonianza le statistiche federali che vedono il Ticino dietro alle altre regioni. Lo si riscontra anche nell’apparente paradosso che vede più assidui coloro che già dispongono di una ampia formazione. La formazione continua non deve d’altronde mirare solo a tenere il passo con l’evoluzione tecnologica. Deve anche puntare ad arricchire il bagaglio complessivo dell’individuo, ivi incluso il campo culturale e delle attitudini personali. Questo impegno fornisce linfa per una esistenza più piena e per una cittadinanza responsabile (non senza un riverbero positivo per le imprese stesse).

Partire dalle imprese
Ma è soprattutto sul versante delle aziende che emergono scogli e carenze frenanti. La formazione continua non è ancora moneta corrente. È corposo il plotone delle imprese che non si curano di mettere in atto piani aziendali di formazione a beneficio dell’intero personale. Rimane tentacolare la tentazione di scaricare sui dipendenti il compito di aggiornarsi benché ogni impresa, in un contesto fortemente concorrenziale, tocchi con mano l’importanza di contare su collaboratori qualificati. Per muoversi in modo competitivo e innovativo sul mercato, la formazione continua deve potersi incarnare in ogni impresa divenendone un tassello irrinunciabile della politica aziendale.

Per una strategia che inizi dalle radici
Nel recente documento, frutto del tavolo di lavoro sull’economia ticinese promosso dal DFE, figura non a caso un accenno all’importanza della formazione continua. Questo testo è il frutto di un dialogo che ha riunito rappresentanti del mondo politico, imprenditoriale e sindacale. Queste stesse forze hanno perciò la responsabilità di imprimere un impulso energico agli interventi di formazione continua. È interesse di tutti dare corpo ad una più strutturata strategia che nella fase attuale deve in particolare attivare dal basso le imprese e gli individui per poi risalire, allargandosi, verso livelli più collettivi che coprano l’intero mondo del lavoro cantonale. Solo in questo modo si rende pienamente fecondo l’impegno profuso dalle forze e dagli enti attivi sul fronte della formazione continua.