Una riflessione sul concetto di “soglia”.

gessatori 64A cura di Paolo Cicale*

Il luogo del passaggio, dell’accedere o dell’essere immessi in uno spazio. Gli stessi elementi che costituiscono gli spazi del passaggio hanno intenti antropologici e filosofici, ancora prima e forse più che pratici e funzionali. Si pensi, per esempio, all’uomo religioso che da sempre affida alla soglia significati iniziatici. Nella concezione religiosa, il transito fisico del corpo umano è fatto corrispondere a un transito, altrettanto umano ma immateriale, dallo stato di incoscienza (non–conoscenza) a quello di una totale affermazione del sé. La soglia è un limite, una linea che separa, divide, distanzia, ma anche unisce due mondi (interno–esterno, pubblico–privato, luce–ombra, ecc.). Portata al massimo grado di astrazione, può essere pensata come un nulla che sta tra la fine di un evento e l’inizio di un altro; calata, invece, nel mondo fisico dell’architettura, essa si presenta come elemento costruttivo bidimensionale, componente orizzontale del varco di passaggio.

Carlo Sini, parla delle molte soglie del corpo umano, il taglio degli occhi, il timpano delle orecchie, le narici, la stessa epidermide. Ognuno di questi punti, linee o superfici, rappresenta “quel punto di spaccatura in cui il corpo si contrappone al mondo”. La comunicazione tra l’ambiente e l’uomo avviene tramite questi canali di percezione, che consentono lo scambio di informazioni.

L’essere umano è un elemento di soglia, scrive Heidegger, in quanto si trova costantemente “tra la terra e il cielo, tra la nascita e la morte, tra gioia e dolore, tra lavoro e parola”.

L’epistemologo Gaston Bachelard, in La poetica dello spazio, definisce l’uomo l’”essere socchiuso” per eccellenza, poiché, è continuamente coinvolto in movimenti di chiusura e di apertura verso il mondo in un alternarsi continuo tra il bisogno di manifestarsi e quello di nascondersi, del rendersi protagonista o comparsa. Bachelard: “Con il senso l’uomo si chiude, con l’espressione poetica, si apre”.

Molte sono le interpretazioni di “soglia”, ad esempio, in ambito tecnico-scentifico il valore di soglia indica il grado cui deve giungere una data grandezza perché si produca un certo fenomeno (fenomeno “a soglia”: soglia della percezione, della coscienza, del dolore, soglia uditiva, olfattiva, ecc.); in geografia fisica è una soglia il dislivello in forma di gradino, di origine erosiva, che collega una valle secondaria a una valle principale, o che è in corrispondenza di una cascata; la “soglia del tempo” e la “soglia della realtà” reappresentano il limite e il punto di contatto tra due mondi, come la “soglia della vecchiaia” indica una condizione esistenziale.

Lo scrittore Peter Handke in un suo lavoro del 1988,Il cinese del dolore:

«Star seduti sulla soglia di casa aveva un che di domenica o di dopo lavoro. Si era fatto il proprio dovere e ci si riposava. Se quelli che passavano ti vedevano lì così, seduto sulla soglia, diventavano amabili [...] Quando una volta alcuni bambini più grandi m’inseguirono con dei bastoni, io mi rifugiai in casa ma li aspettai sulla soglia, e loro mi salutarono e fecero un cenno come se niente fosse successo. Certe soglie erano molto alte: nel passarle, dovevi alzare le ginoc- chia e battevi la testa. Star seduti sulla soglia voleva dire: Qui la porta non può essere chiusa! [...] Le donne erano solite mettere una sedia sulla soglia e star lì a lavorare a maglia. Dalla soglia io contemplavo spesso i temporali e mi lasciavo sfiorare dalle gocce o da qualche grano di gran- dine. [...] A Pasqua, con le grandi pulizie di casa, si lavavano per bene anche le soglie. [...] A Pentecoste le soglie prendevano un’aria di festa, con gli alberelli di betulla ai lati. La soglia della stanza dei genitori mi sembrava particolarmente alta. Nella soglia della casa vicina erano incisi dei segni di una strana scrittura; avevano usato una pietra tombale di un qualche secolo passato. In caso di terremoto, dicevano in paese, non si doveva correre fuori ma mettersi sulla soglia, sotto l’architrave della porta: là si era al sicuro».

Per una più profonda riflessione sul concetto di “soglia” consiglio di leggere il libro di Claudio Tarditi, Abitare la soglia, edizioni Albo Versorio, Milano 2012.

Alcuni passi:

Questo libro narra di un luogo. Un luogo, tuttavia, dai confini incerti, mobili, sempre soggetti a essere rintracciati; un luogo di passaggio, talvolta oscuro e insidioso, che si vorrebbe costantemente superare con la speranza di poter dimorare in una nuova terra da rivendicare come la propria terra, e che tuttavia sempre di nuovo ci avvolge, ci fa indigiare nel rischio del non-proprio, ci costringe a muoverci come ospiti, “con delicate attenzioni, per non disturbare”. Difficilmente riusciamo a localizzare questo luogo, perché esso si sottrae ad ogni forma di misurazione e di possesso, ma al contrario li rende possibili e pensabili proprio in quanto mai del tutto compiuti, sempre superati da un’eccedenza impoderabile che ne decreta la costitutiva finitezza. D’altra parte, questo luogo da cui tentiamo di fuggire, aspirando a paesaggi più familiari e rassicuranti, ci attrae, sfida il nostro desiderio di appropriazione – sia pure in forma concettuale – per poi abbandonarlo costantemente all’insoddisfazione, a quella tensione irrisolta che ridesta nuovamente la necessità di soffermavisi, di indugiarvi ancora un istante, in attesa che qualcosa di risolutivo, infine , accada. Questo luogo è la soglia.

Esporci alla soglia e nella soglia significa mantenere aperto lo spazio in cui l’esistenza può essere ancora pensata in tutta la sua fluente multiformità da un “pensiero incarnato” che ha definitivamente abbandonato ogni pretesa illusoria di auto fondazione della soggettività. Solo “abitando la soglia” l’evento irrompe, ci coinvolge, ci sconvolge e scardina le nostre fragili categorie: permeando nella soglia, l’evento ci libera dai pluricentenari miti del Soggetto e ci restituisce a noi stessi: noi, i più effimeri.

*Consulente Progetto Mosaico